Di cosa mi occupo

Una nave in un porto è al sicuro ma le navi non sono fatte per questo.
(Benazir Bhutto)

Mi occupo di RELAZIONI

Cosa vuol dire?

Vuol dire che quando si richiede un intervento psicologico, la mia attenzione è rivolta fin da subito sulla persona, più che sull’eventuale sintomo. La persona nella sua unicità e specificità, ma soprattutto relazionalità.

È il punto da cui si parte che “fa la differenza”: la mente di ogni individuo (secondo la mia lente di osservazione teorica e quindi clinica) è espressione dell’insieme delle esperienze relazionali, affettive e intellettive vissute e sedimentate nel corso della vita a cui si contrappone una personale disposizione a riorganizzare, e potremmo dire “personalizzare”, il proprio rapporto con il mondo.

Ognuno di noi quindi è frutto delle proprie relazioni… ecco dunque in quale senso mi occupo di relazioni…

Cosa vuol dire nella “pratica” (clinica)?

Significa che mi occupo del significato che si dà agli eventi del mondo, alla modalità con cui si entra in relazione con gli altri e alle interconnessioni che si costruiscono.

Mi occupo di emozioni, di fragilità ma soprattutto di risorse e di potenzialità.

Se ogni individuo è unico, altrettanto unico e specifico sarà il modo in cui il disturbo o la problematica portata si dispiega nella vita di tutti i giorni, nelle relazioni, e nel contesto in cui si vive. In questa prospettiva, allora, anche l’intervento psicologico dovrà accogliere e tenere conto di questa unicità.

Non ci sono quindi, formule magiche o soluzioni pre-costituite, ma solo co-costruite!

Il modello teorico che guida il mio lavoro in ogni sua espressione è la gruppoanalisi. Secondo questo modello più che pensare in termini lineari di causa-effetto, è importante andare a ricercare quegli spazi di “creatività” presenti nell’altro, quegli spazi di “possibilità”, di “non ancora” (detto, fatto, pensato…) e che sono all’origine del cambiamento.

Mi viene in mente l’acqua, non solo perché è l’elemento che ci costituisce a livello cellulare e nel quale nasciamo (penso al liquido amniotico…), ma perché ha un potenziale nascosto in ogni sua minima parte… si dice che una goccia d’acqua sia nulla di fronte alla vastità del mare, eppure esso stesso nulla sarebbe senza ognuna di queste parti!

Ogni goccia, inoltre, genera dei caratteristici cerchi concentrici che si allargano sempre di più, si intrecciano e con-fondono, divenendo simbolo di unione e interconnessione.

E non è sempre una goccia d’acqua che ha la forza di scalfire (e cambiare) anche la pietra?

Quali possono essere le diverse modalità di lavoro?

Consulenza psicologica

La consulenza psicologica è il primo passo e caratterizza i primi incontri.

È la solitamente la parte che apre ad una possibile successivo percorso di sostegno psicologico o di psicoterapia. Può, in alcuni specifici casi, anche essere una fase a sé e concludersi dopo pochi incontri.

È uno spazio-tempo di relazione tra psicologo e paziente, costituito solitamente da un ciclo circoscritto di incontri, con obiettivi specifici:

  • Accogliere la domanda e il problema portato da chi chiede la consulenza
  • Effettuare una valutazione e prima definizione del problema
  • Individuare risorse, esplorare aspettative e motivazione di chi chiede la consulenza (persona, coppia, gruppo, istituzione…)
  • Sostenere e accompagnare all’interno della propria rete affettiva, relazionale e valoriale, durante particolari momenti di crisi del ciclo di vita che per essere risolti non richiedono interventi più strutturati e profondi (come può essere una psicoterapia o un sostegno psicologico). Possono essere occasione per individuare potenzialità, risorse e competenze fino a quel momento non sufficientemente considerate.

Il termine consulenza richiama alla mente la parola “consiglio” e ciò può far pensare che vengano dati consigli, appunto, per arrivare velocemente alla “soluzione” del problema portato. In realtà, durante la consulenza psicologica, il centro focale è la relazione tra psicologo e paziente: nulla viene proposto o imposto, ma tutto costruito insieme.

Lo psicologo più che “dare”, “accompagna” la persona in quella particolare situazione.

Sostegno psicologico

Il sostegno psicologico è un intervento mirato a supportare e sostenere le persone che si trovano a vivere determinati momenti di criticità.

Può capitare di sentire di aver perso l’orientamento davanti ad una particolare difficoltà o in prossimità di una specifica fase della propria vita, ad esempio, una malattia propria o di chi ci sta vicino, un cambiamento significativo di ruolo o funzione (penso alla scelta del percorso scolastico, alla necessità/desiderio di cambiare lavoro, al diventare genitore…), in presenza di decisioni importanti per sé e per altri etc.

È uno spazio e un tempo in cui, insieme allo psicologo, possono essere esplorati e contenuti i vari vissuti, pensieri ed emozioni.

Il percorso di sostegno può avere come obiettivo quello di ri-trovare le condizioni di benessere ottimale (della persona, del gruppo o della istituzione), ri-scoprire risorse e punti di forza, esplorare bisogni e aspettative, recuperare qualità e modalità relazionale che siano ritenute adeguate e soddisfacenti.

Psicodiagnosi

Di cosa si tratta?

La psicodiagnosi prima di tutto è un iter, un cammino che si fa insieme allo psicologo-psicoterapeuta, il quale attraverso l’ausilio di particolari strumenti (test, reattivi e colloquio clinico), giunge ad una osservazione critica dei dati emersi, al fine di prendere una decisione.

Nel mio lavoro questa decisione è pensata in termini di possibile intervento psicoterapeutico, ed è orientata a individuare e valutare quelle specifiche parti funzionali che quella specifica persona possiede e che possono essere utilmente impiegate in quella specifica terapia.

Obiettivo allora è capire quale percorso è più adatto alla persona in relazione alle sue specifiche risorse.

Il termine “psico-diagnosi” richiama spesso fantasie e pensieri che possono creare titubanza o addirittura timore. In realtà, non è solo una esecuzione di test, ma è esso stesso un tempo di lavoro psicologico, un tempo di “ricerca di parti di sè stessi” a cui si ricorre in precise circostanze, ritenute opportune dal terapeuta.

È, nella sostanza, un altro modo di raccontarsi, di narrarsi…

Psicoterapia

Il lavoro psicoterapeutico è un cammino, non sempre facile e lineare, rivolto e indicato a chi è motivato a svolgere un percorso che porta a esplorare aspetti di sé e del proprio mondo relazionale, fin nel profondo.

Solitamente si richiede quando c’è una sofferenza molto radicata, a volte protratta negli anni. Si possono avere dei sintomi che “raccontano” del malessere (come attacchi di panico, fobie, disturbi depressivi, pensieri ossessivi, disturbi alimentari, sessuali…), altre volte essere meno eclatanti ma generare ugualmente disagio nel vivere quotidiano a livello di relazioni amicali, familiari, lavorative.

Ancora una volta l’immagine del mare può venire in aiuto: attraverso una psicoterapia gruppoanalitica si va ad esplorare quelle parti di sé più profonde e non ancora emerse. Esplorare vuol dire mettersi alla ricerca di quelle parti di “mare” che esistono solo “in potenza”, andare verso terre inesplorate e ancora tutte percorribili…

Intraprendere una psicoterapia è come salire su una barca e lasciare il porto sicuro. Questo può creare confusione, smarrimento. Ma è proprio questo “attraversare” che permette di “smarrirsi in quello spazio aperto del possibile, del non prevedibile” (Napolitani 2006, p.13).

Questo richiede certamente tempo, impegno, fiducia.

Le competenze acquisite le ho messe a disposizione del lavoro clinico, al quale rivolgo gran parte della mia attività, occupandomi di problematiche di vario genere e grado (ansia, depressione, attacchi di panico, paure e fobie, difficoltà ad accettare il cambiamento, problemi di coppia, della sfera sessuale…)  che riguardano la persona dalla prima età adulta alla sua maturità.

Ho svolto anche diversi progetti nelle scuole superiori, proponendo lavori sul tema degli stereotipi di genere e finalizzati alla sensibilizzazione al tema delle differenze di genere.

Sono docente in corsi di formazione, mi occupo prevalentemente di lavoro di gruppo e comunicazione.

Tutt’ora vivo a Cremona e svolgo la professione privata presso lo studio Medicenter in via Giuseppina n. 21.

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